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Jobs Act e il congedo per le vittime di violenza di genere

All’interno del Jobs Act, la riforma del diritto del lavoro in Italia, promossa ed attuata in Italia dal governo Renzi, attraverso diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 ed il 2015, il decreto legislativo 80/2015 contiene misu­re per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.

In data 25 giugno 2015 il Governo ha rivisto ­alcune misure a sostegno della maternità e dei tempi di conciliazione vita-lavoro introducendo per la prima volta un congedo particolare riservato alle don­ne vittime della violenza di genere: si riconosce alle lavoratrici dipen­denti del settore pubblico e privato, inserite in percorsi di prote­zione relativi alla violenza di genere, il diritto di astenersi dal lavoro, allo scopo di essere protette, per un periodo massimo di tre mesi se debitamente certificati dai servizi sociali, dai centri antiviolenza o dalle case rifugio e avvisando il datore di lavoro con un termine di preavviso di almeno sette giorni.

La lavoratrice ha perciò diritto durante tutto il periodo dell’assenza a percepire un’indennità pari all’ultima retribuzione, con riferi­mento alle voci fisse e continuative del trattamento. Il periodo è coperto da contribuzione figurativa ed è com­putato ai fini dell’anzianità di servizio, nonché per la maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trat­tamento di fine rapporto.

La legge prevede inoltre che il congedo possa essere usufruito anche su base oraria o giornaliera nell’arco temporale di tre anni secondo quanto previsto da successivi accordi collettivi nazionali.

In caso di mancata regolamentazione da parte della contrattazione collettiva, la dipendente può scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria. La fruizione su base oraria è con­sentita in misura pari alla metà dell’o­rario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile im­mediatamente precedente a quello nel corso del quale inizia il congedo. La lavoratrice vittima di violenza di genere ha, inoltre, diritto alla trasfor­mazione del rapporto di lavoro a tem­po pieno in lavoro a tempo parziale se disponibile in organico, che dovrà poi essere nuovamente trasformato, a richiesta della lavoratrice, in rapporto di lavoro a tempo pieno.

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