Donna boxe ok

Il pericolo è il mio mestiere

Come si fa a ricostruire la propria vita e l’immagine di se stessi dopo un lutto, una malattia, una separazione coniugale o la perdita di un lavoro?
Alcuni eventi possono arrivare nel quotidiano come un uragano e sembrano spazzare via tutto ciò che si è costruito fino a quel momento, portandosi via anche speranze e progetti futuri.
Ci sentiamo mancare la terra sotto i piedi e tutte le nostre abitudini, certezze, impegni devono essere messi da parte per poter far fronte alla situazione contingente.
Pensiamo a quanto una malattia grave per esempio, con il percorso di cura possa sconvolgere completamente la vita di una persona e metterla alla prova sotto diversi punti di vista.
A volte però queste esperienze così forti possono essere affrontate e addirittura trasformate in opportunità. Trovarsi nelle mani i pezzi della propria vita e doverli rimettere insieme non è solo drammatico, ma rappresenta anche un occasione di cambiamento.
Le donne in questo sono maestre.
Dopo un primo momento di sconcerto e spaesamento iniziano a ri-costruire la loro nuova vita e re-inventarsi. Affrontano dolore e paura, ripensano alle scelte passate si proiettano verso il futuro.
Trovandosi di fronte alle difficoltà le donne decidono di dedicarsi del tempo maggiormente o in modo differente, riconoscendo in modo più chiaro i proprio desideri. Ciò permette di assumere un atteggiamento più autentico nei confronti di se stesse e degli altri.
Nell’emergenza pare che le donne scoprano risorse personali sconosciute o trascurate, come una forza o una sicurezza interiore inaspettata, capacità espressive e professionali mai esplorate prima. Cambiano le loro priorità trasformando così un ostacolo in una possibilità di crescita.
E’ un momento in cui la donna può rivedere anche la sua femminilità e ricostruire un’immagine di se stessa sia dal punto di vista interiore che della corporeità.

Perché le donne in particolare riescono a trovare strade sempre nuove da sperimentare quando il gioco si fa duro anziché abbattersi o lasciarsi andare?
Cito una frase di Alessandro Baricco che in parte credo risponda a questa domanda: “Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c’è da rimanerci secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte. Sono leggere dentro. Dentro”.
Le donne hanno una maggior propensione ad ascoltare ed esprimere le proprie emozioni, che vengono capite e comunicate all’altro o anche solo a se stesse, un po’ come guardarsi sinceramente davanti ad uno specchio senza vestiti.
Le emozioni inespresse invece si tramutano in “macigni interiori” che danno la sensazione di pesantezza e sconforto e non permettono di affrontare le giornate e la vita con serenità e leggerezza, appunto.
Le donne fanno questo lavoro di “rimasticazione” delle emozioni durante la vita “di tutti i giorni” e a ragion veduta in situazioni di difficoltà ed emergenza.
Inoltre non dobbiamo dimenticarci che le donne che sono anche madri mettono in atto questa dinamica con i loro bambini, restituendogli le emozioni trasformate ed alleviate.
Le donne sono avvezze al cambiamento, hanno la capacità di ribaltare totalmente le condizioni da avverse in favorevoli, traendo dal dolore delle risorse che le aiutano a rivedersi in un modo nuovo e sorprendente e cogliendo dalla realtà dei fattori di aiuto e protezione, come le relazioni sociali.
Anche le persone infatti possono diventare delle risorse o delle opportunità di sviluppo.
Affrontando i momenti difficili le donne individuano l’importanza di alcuni affetti, soprattutto amicali. Si scopre e ri-scopre il bisogno ed il piacere di passare del tempo insieme ad altre donne per condividere esperienze e stati emotivi gioiosi e tristi. E questo tempo dedicato alle relazioni contribuisce alla crescita ed all’arricchimento.
Quindi come si fa a ricostruire la propria vita e l’immagine di se stessi dopo un lutto, una malattia, una separazione coniugale o la perdita di un lavoro? Come si suol dire…quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare…

Caterina Laini

Caterina Laini

Psicologa psicoterapeuta e Psicoanalista di gruppo IIPG. Consulente presso l’ Ospedale Niguarda di Milano per la riabilitazione di pazienti psichiatrici,  svolge attività di prevenzione e cura nell’ambito del gioco d’azzardo patologico.

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