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Il Consiglio d’Europa interviene sulla violenza di genere

La Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica è datata 2011. Il trattato si propone di prevenire la violenza, favorire la protezione delle vittime ed impedire l’impunità dei colpevoli. E’ il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. Essa caratterizza la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani ed una forma di discriminazione. La Convenzione è altresì il primo testo normativo internazionale che contiene una definizione di genere (art. 3, lett. c, il genere è definito come “ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini”)

Inoltre, il trattato stabilisce una serie di delitti caratterizzati da violenza contro le donne. Gli Stati dovrebbero includere questi nei loro codici penali o in altre forme di legislazione o dovrebbero essere inseriti qualora non già esistenti nei loro ordinamenti giuridici. I reati previsti dalla Convenzione sono: la violenza psicologica (articolo 33); gli atti persecutori – stalking (art.34); la violenza fisica (art.35), la violenza sessuale compreso lo stupro (Art.36); il matrimonio forzato (art. 37); le mutilazioni genitali femminili (Art.38), l’aborto e la sterilizzazione forzati (Art.39); le molestie sessuali (articolo 40).

La convenzione prevede anche un articolo che mira i crimini commessi in nome del cosiddetto “onore” (art. 42).

La sua struttura, che contiene 81 articoli divisi in 12 capitoli, è basata sulle “quattro P”: prevenzione, protezione e sostegno delle vittime, perseguimento dei colpevoli e politiche integrate. La Convenzione stabilisce inoltre obblighi in relazione alla raccolta dei dati e la ricerca di sostegno in materia di violenza contro le donne (art. 11).

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