donna-preoccupata-1440x580

Che ansia! Come gestire quest’emozione?

Spesso si ritiene che i disturbi d’ansia siano più ricorrenti nelle donne piuttosto che negli uomini.
In effetti dalle statistiche risulta che le donne hanno una probabilità maggiore di sviluppare nel corso della loro vita un disturbo correlato all’ansia.
Le cause di tale differenza, possono essere molteplici, dalla genetica ad alcuni elementi fisiologici, senza trascurare il contesto socio-culturale in cui si è calati, che gioca un ruolo certamente importante.
Ma che cos’è effettivamente l’ansia?
Innanzitutto distinguiamola dalla paura. Quest’ultima ci mette in guardia da un pericolo o una minaccia concreti, come trovarsi davanti un’animale feroce. E’ dunque una risposta adattiva e primordiale, la paura fa parte delle emozioni di base che ci aiutano a distinguere gli stimoli e quindi sostengono la sopravvivenza.
Anche l’ansia è un’emozione, ma non si riferisce ad un pericolo effettivo, definito o imminente. Possiamo dire che l’ansia fa parte delle emozioni secondarie, ovvero fa parte di quelle emozioni che non sono innate, ma originano dalla combinazione tra emozioni primarie e si sviluppano con l’interazione dell’individuo e dell’ambiente in cui vive.
Perciò l’ambiente in cui si vive è un fondamentale elemento da prendere in considerazione per l’instaurarsi si un disturbo d’ansia. In effetti l’ansia è particolarmente diffusa nei Paesi Occidentali, in cui la società sta diventando sempre più richiedente, i ritmi di vita non vengono dettati dalla persona, ma dal lavoro e dagli impegni, bisogna essere efficienti, produttive e magari avere sempre un aspetto impeccabile, allora viene proprio da dire: che ansia!
E’ come se avessimo sempre l’occhio del grande fratello che ci guarda, così anche quando pensiamo di essere tranquille, o in una situazione “neutrale” può capitare di sentirci in tensione o sotto stress senza saperne il motivo (ecco la distinzione tra paura e ansia).
Ma in effetti come dicevamo l’ansia è solo un’emozione. E’ vero che superate alcune soglie l’ansia è “classificata” come patologica, ma è anche vero che in ogni caso rimane pur sempre un’emozione, e si comporta come tutte le altre: come è arrivata ad un certo punto passa.
Quindi forse l’idea potrebbe essere quella di “viversela”, di non averne paura, di non cercare di scacciarla.
Quando siamo felici non sorridiamo forse? E quando siamo tristi non piangiamo? A volte se non sempre, è impossibile frenare il pianto o il riso, che una volta “scatenati” se ne vanno e ci lasciano una sensazione di quiete, come se avessimo scaricato la tensione con una bella nuotata o una corsa.
Questa chiave di lettura ci può aiutare anche per le piccole esperienze di tutti i giorni, in cui spesso facciamo scivolare via gli eventi senza averli accompagnati da un’emozione. E quando la proviamo magari la confondiamo con l’ansia.
Quindi innanzitutto è importante distinguere l’ansia da tutte le altre emozioni.
In fondo se ci pensiamo bene i sintomi dell’ansia (non attacco di panico) sono molto simili a quelli dell’innamoramento: abbiamo il groppo in gola, il respiro corto, il cuore nello stomaco (insomma il corpo ci parla) e la nostra mente è polarizzata su un solo pensiero, l’oggetto d’amore.
Nel caso dell’ansia la nostra mente si focalizza su un pericolo o una minaccia ipotetica che potrà presentarsi nel futuro. Il fatto è che non sappiamo cosa ci aspetta. Potrebbero essere anche degli eventi positivi, ma non potendoli controllare proviamo ansia.
Cosa fare allora?
Pensare che siamo umani, non possiamo controllare tutto, tanto meno gli eventi, e non cercare di controllare le emozioni, perché sono proprio le emozioni non esperite che possono poi provocarci ansia in modo estemporaneo, come delle gocce messe insieme una dopo l’altra, che ad un certo punto traboccano in un fiume in piena.

Caterina Laini

Caterina Laini

Psicologa psicoterapeuta e Psicoanalista di gruppo IIPG. Consulente presso l’ Ospedale Niguarda di Milano per la riabilitazione di pazienti psichiatrici,  svolge attività di prevenzione e cura nell’ambito del gioco d’azzardo patologico.

Lascia un commento